La contrattura pelvica può essere primaria o acquisita. Primaria quando insorge prima dei sintomi diventando la causa di tutti i disturbi successivi. Acquisita quando subentra come reazione ai disturbi provocati da altre patologie.

Spesso non siamo coscienti dell'esistenza di questa muscolatura e non siamo quindi in grado di contrarla o rilassarla correttamente. Senza allenamento e senza controllo, il pavimento pelvico può quindi sviluppare in autonomia un atteggiamento costantemente contratto o eccessivamente rilassato.

Se l'elevatore dell'ano perde la sua capacità di contrarsi (a causa per esempio del parto, o per degenerazione dovuta all'avanzare dell'età, o per indebolimento da mancato allenamento, o per danni neurologici) può dare luogo a incontinenza di urina, feci o gas ed al prolasso (discesa verso il basso) degli organi da esso sostenuti.

Se al contrario sarà costantemente contratto il muscolo non riuscirà a rilassarsi, neanche a riposo, perdendo paradossalmente la sua forza e andando a schiacciare le strutture che passano al suo interno: vagina, retto, uretra, vasi sanguigni e nervi.

 

Perché il pavimento pelvico si contrae?

Mentre la contrazione muscolare è un fenomeno temporaneo, autonomamente reversibile, quando si protrae nel tempo si trasforma in contrattura, molto più persistente, involontaria e complessa da sciogliere. La contrattura riguarderà sia la muscolatura liscia (involontaria) dell'uretra, del detrusore, del trigono, del collo vescicale e degli sfinteri uretrali, sia la muscolatura striata (volontaria) del pavimento pelvico.

La postura femminile dettata dall'esigenza estetica di avere una pancia piatta, ci fa contrarre la muscolatura pelvica e addominale in maniera ormai automatica e quasi inconscia per nascondere la normalissima “ciccia” che un atteggiamento rilassato metterebbe inevitabilmente in evidenza.

Cistiti ricorrenti, cistite interstiziale, vaginiti, vulvodinia, emorroidi e ragadi provocano un quadro infiammatorio doloroso. Da una parte l'infiammazione libera leucotrieni ed altre sostanze che provocano la contrazione involontaria della muscolatura, dall'altra il dolore stesso scatena la contrazione muscolare volontaria e involontaria. Il ripetersi di questi episodi infiammatori non permette al pavimento pelvico di recuperare il rilassamento originale. La contrattura conseguente aumenterà il rischio di recidive delle stesse patologie che l'hanno originata.

Anche l'incontinenza da urgenza o da sforzo provoca contrattura come tentativo di trattenere le urine attraverso l'uso eccessivo e continuo della muscolatura pelvica.

Gli interventi chirurgici quali l'episiotomia durante il parto, gli interventi per prolassi vaginali, la radioterapia genitale possono causare lesioni al pavimento pelvico con successive cicatrici fibrotiche che faranno perdere a questa muscolatura l'elasticità e le sue normali funzioni di contrazione e rilassamento.

 

Quali danni provoca la contrattura del pavimento pelvico?

La contrattura del pavimento pelvico comporta la compressione delle arteriole (quelle piccole arterie, che portano sangue ricco di ossigeno e nutrimento ai tessuti), delle piccole vene (che raccolgono e trasportano fuori dall'organo le sostanze di scarto prodotte dalle cellule) e delle terminazioni nervose (deputate al trasporto dei messaggi fuori dall'organo e verso l'organo). Di conseguenza l'ossigeno a disposizione sarà insufficiente e ciò renderà il tessuto atrofico, le sostanze tossiche ristagnanti aumenteranno rendendo il tessuto sofferente e il messaggio nervoso andrà in tilt provocando alterazione delle sensazioni percepite in questa zona.

Inoltre le strutture che passano all'interno del pavimento pelvico (vagina, uretra e retto) resteranno schiacciate e sofferenti provocando sintomi rispettivamente genitali, urinari e intestinali.

Il dolore scaturito da tutte queste alterazioni a sua volta è causa di contrazione come meccanismo di difesa verso il dolore stesso.

Tutto ciò porterà ad un circolo vizioso di dolore-contrattura-dolore-contrattura, che sfoceranno, in base all'organo coinvolto in sintomatologie specifiche spesso confuse con patologie più comuni quali cistite, candida, infezioni vaginali e stipsi.

 

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