La nefrite e la pielonefrite sono infezioni renali provocate da germi patogeni.

Fig. 22: Pielonefrite


 Se l'infezione si limiterà agli ureteri (i due canali che collegano la vescica ai 2 reni) si avrà ureterite, se arriverà ai calici (i condotti a forma di imbuto che raccolgono l'urina prodotta dal rene) si avrà pielite. Se interesserà il tessuto renale si avrà nefrite. Di solito non c'è nefrite senza pielite, quindi l'infezione prende il nome di pielonefrite. Se invece l'infezione riguarda sia la vescica che i reni  avremo una cistopielite o cistopielonefrite.

Queste infezioni vengono anche chiamate infezioni delle alte vie urinarie per distinguerle dalle uretriti e dalle cistiti, considerate infezioni della basse vie urinarie.

 

Le cause

L'80% delle infezioni renali sono causate da batteri Gram-, spesso Escherichia coli.
Questi germi possono arrivare al rene per via ascendente (risalendo dalla vescica) o per via discendente (attraverso il sangue o i vasi linfatici).

Nonostante la via ascendente sia la causa più frequente di infezione renale, bisogna sottolineare che le pielonefriti sono comunque complicanze piuttosto rare della cistite. Infatti i meccanismi antireflusso presenti tra la vescica e gli ureteri, in assenza di malformazioni e patologie sono in grado di impedire la risalita dell'urina infetta verso il rene anche in presenza di alte pressioni all'interno della vescica, che spingono verso l'alto, dovute per esempio alla quantità elevata di urina presente o ad una forte pressione esercitata dall'esterno sull'addome.

Un difetto di questi meccanismi antireflusso aumenterà la possibilità che l'urina infetta risalga verso gli ureteri e che da qui l'infezione si propaghi rapidamente al rene. In questo caso il rischio di sviluppare pielonefrite in corso di cistite sarà più elevato.

 Le specie batteriche responsabili di cistiti solitamente sono diverse da quelle responsabili di pielonefrite. Questo è un altro motivo per cui è raro che un'infezione vescicale si trasformi in infezione renale.

Anche un'ostruzione a livello dell'uretra (il canale che collega la vescica con l'esterno) potrebbe favorire una pielonefrite. In questo caso infatti l'urina non riuscirebbe ad essere espulsa a causa dell'intoppo (per esempio da calcoli, stenosi o tumori) e si accumulerebbe in vescica aumentando notevolmente la pressione al suo interno. Tale pressione continuerebbe ad aumentare fino a superare la resistenza dei meccanismi antireflusso che a questo punto cederebbero consentendo la risalita verso i reni dell'urina, che se infetta provocherà pielonefrite, se sterile idronefrosi.

La pielonefrite può anche essere dovuta ad agenti tossici non infettivi quali: farmaci (antinfiammatori, antidolorifici, antibiotici aminoglicosidici, ecc), metalli (mercurio, piombo, ferro, arsenico, ecc), erbicidi, pesticidi e mezzi di contrasto radiografici. In questo caso non ci sarà infezione, ma solo infiammazione del tessuto renale.

 

La relazione tra cistite e pielonefrite

La probabilità che una cistite possa provocare pielonefrite è molto bassa.
Nel nostro foum abbiamo visto migliaia di episodi di cistite e tra questi meno di una decina si sono evoluti in pielonefrite.

Uno studio italiano del 2011 ha seguito per 12 mesi 673 donne con batteriuria asintomatica. Metà delle donne furono trattate con antibiotici e metà non ricevette alcuna terapia. Tra le 673 donne partecipanti allo studio solo 3 donne svilupparono pielonefrite: due nel gruppo sottoposto ad antibiotici e una nel gruppo non trattato. Questo studio mette in evidenza quanto sia raro, in assenza di fattori predisponenti, il passaggio dei batteri dalla vescica ai reni anche in assenza di terapia antibiotica.

 

I sintomi

I sintomi principali di un'infezione renale sono: febbre elevata (39°/40°), astenia (debolezza estrema), dolore al fianco o nella zona lombare della schiena, nausea e vomito. Altri sintomi che possono accompagnare una pielonefrite sono: dolori addominali, brividi, ematuria (sangue nelle urine), condizioni generali scadenti, diarrea, aumentata sensibilità della zona cutanea lombare sul lato del rene interessato. Solo in un terzo dei casi sono presenti anche i tipici sintomi della cistite.

 

La diagnosi

La diagnosi di infezione urinaria può essere posta sulla base dell'esame delle urine, che può rilevare: proteine (cilindri), sangue, leucociti, batteri e pus.

La diagnosi viene confermata dalla manovra di Giordano: viene dato un colpetto con la mano di taglio sulla zona lombare sinistra e destra. Se la manovra scatena forte dolore vuol dire che c'è sofferenza renale.

 

La terapia

La pielonefrite acuta, curata con antibiotici mirati in base all'antibiogramma, di norma guarisce con restitutio ad integrum, cioè senza lasciare danni.
In casi più isolati l'infezione renale guarisce lasciando una cicatrice, che a sua volta diventa fattore predisponente di recidive.

 

Pielonefrite cronica e insufficienza renale

Di norma la pielonefrite acuta non cronicizza. La cronicizzazione avviene solo in presenza di altri fattori predisponenti specifici (malformazioni anatomiche, calcoli renali, difetti dei meccanismi antireflusso tra vescica ed uretere, diabete, gotta, ecc.) e può precludere la normale funzionalità dell'organo con conseguente progressiva distruzione del tessuto renale.

La pielonefrite cronica nella maggior parte dei casi non è dovuta a batteri e si manifesta da subito come cronica, con una sintomatologia meno evidente di quella acuta: spossatezza, inappetenza, pallore, sete, poliuria.

Anche se la pielonefrite cronica interessa quasi sempre un solo rene, rappresenta comunque un evento patologico grave perché a causa dell'ipertensione arteriosa (pressione alta) che ne consegue, può compromettere la funzionalità del rene opposto dando origine all'insufficienza renale cronica.

L'unica terapia possibile in caso di insufficienza renale è la dialisi, una grossa macchina esterna al Paziente, che si sostituisce ai reni malati. A giorni alterni tutto il sangue del Paziente dovrà passare attraverso questo filtro artificiale per poter essere depurato e l'intero procedimento richiede ore di trattamento. Per questo motivo la dialisi compromette la qualità di vita del Paziente.

 

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