Cos'è il cateterismo a permanenza?

Il cateterismo vescicale consiste nell'introduzione in vescica di un catetere sterile a scopo evacuativo (per svuotare la vescica), diagnostico (per effettuare una diagnosi) o terapeutico (per introdurre una terapia direttamente in vescica).

Il cateterismo è definito a breve permanenza se è mantenuto in sede per pochi giorni (da uno a 30 giorni), a lunga permanenza se supera i 30 giorni.

I cateteri a permanenza possono essere composti da lattice siliconato (uso a breve permanenza) o da silicone (lunga permanenza) e sono dotati di un palloncino che subito dopo l'introduzione viene gonfiato con acqua fisiologica sterile attraverso apposita valvola, per consentirne l'ancoraggio vescicale.

cateterismo

Il catetere viene raccordato ad una sacca che servirà a raccogliere le urine. Il circuito deve essere completamente chiuso per assicurare sterilità lungo tutto il percorso dell'urina ed è provvisto di valvola antireflusso per impedire il ritorno di urina dalla sacca verso le vie urinarie del paziente e le conseguenti infezioni urinarie.

 

Gli scopi del cateterismo a permanenza

Questo tipo di cateterismo ha esclusivamente uno scopo evacuativo nei soggetti non collaboranti che non riuscirebbero quindi a cateterizzarsi al bisogno.
Queste persone presentano ritenzione urinaria cronica, oppure sono incapaci di urinare autonomamente per gravi danni neurologici (ictus, sclerosi multipla in fase avanzata, gravi traumi al midollo spinale).
Il catetere a permanenza viene utilizzato anche in caso di i nterventi chirurgici urologici, ginecologici o gastrointestinali, in modo da evitare sia eventuali contaminazioni del campo sterile con l'urina del paziente, sia l'aumento di dimensione della vescica durante l'intervento (cosa che ostacolerebbe le manovre del chirurgo).
Viene utilizzato anche in caso di incontinenza urinaria nei pazienti in coma o in fase terminale se non è possibile usare pannoloni e altri presidi meno invasivi, o se è presente una piaga da decubito a livello sacrale, che a causa del continuo contatto con l'urina si infetterebbe o tarderebbe a guarire.
Altro scopo del catetere a permanenza è il monitoraggio della quantità di urina emessa dai pazienti critici non collaboranti in cui è importante il controllo esatto della diuresi.
Infine può essere utilizzato per eliminare grosse quantità di sangue o di pus vescicale. In questi ultimi casi si utilizzano cateteri dal calibro più grosso.

 

Le dimensioni del catetere

Il calibro indica il diametro esterno del catetere e viene misurato in charriere (Ch). Un Ch corrisponde a un terzo di millimetro.
In caso di macroematuria si utilizzano cateteri di 20-24 CH, ovvero di 6,6 e 8 mm per evitare che un coagulo di sangue o di pus si fermi lungo il tragitto del catetere occludendolo. Appena possibile va rimosso questo catetere e, se necessario, sostituito con uno di calibro inferiore.
Il catetere troppo grosso infatti comprime eccessivamente le mucose e lede l'orifizio uretrale provocando ulcere sul glande (negli uomini), infiammazioni (con conseguente stenosi), ed infezioni (un tessuto leso è più vulnerabile all'attacco batterico).
Tuttavia non può essere scelto un catetere troppo piccolo altrimenti l'urina passerebbe nello spazio tra le mucose uretrali ed il catetere stesso.

 

La cistite da cateterismo

Il cateterismo, per qualsiasi scopo lo si effettui, rappresenta un notevole fattore scatenante di infezioni delle vie urinarie (cistiti) , generalmente sostenute a da Escherichia Coli, Enterococcus fecalis e Proteus .
Poiché questo tipo di cateterismo viene effettuato esclusivamente da medici ed infermieri, dò per scontato che sappiano esattamente quali siano le norme di sterilità da rispettare per inserire un catetere limitando al massimo le possibili infezioni urinarie. Mi limiterò quindi ad elencare quelle attenzioni che deve rispettare chi, dopo l'inserimento, gestisce questo tipo di catetere a domicilio (il Paziente cateterizzato o i suoi parenti) per limitare l'insorgenza di infezioni urinarie.

 

Linee guida per limitare il rischio infettivo

  • Igiene delle mani. Prima di ogni pratica assistenziale che preveda la manipolazione del catetere o della sacca di raccolta effettuare il lavaggio delle mani con soluzione idroalcolica e indossare i guanti monouso).
  • Gestione della sacca di raccolta. Utilizzare sacche a circuito chiuso per evitare di contaminare i raccordi. Posizionare sempre la sacca sotto il livello della vescica per evitare il ritorno di urina in vescica per gravità. Per lo stesso motivo chiudere il raccordo qualora la mobilizzazione necessiti che la sacca passi al di sopra della vescica (per esempio per spostarla da un lato all'altro del letto o della carrozzina). Lasciare sempre la sacca raccordata al catetere anche in caso di doccia. Svuotare regolarmente la sacca per evitare un ristagno eccessivo o il reflusso dovuto a eccessivo riempimento. Disinfettare il rubinetto di scarico con la garza imbevuta di disinfettante quando si svuota la sacca. Evitare che la sacca tocchi il pavimento. Sostituire la sacca (con tecnica asettica) solo in caso di: danneggiamento, perdita di liquidi, accumulo di sedimenti, quando diventa maleodorante, quando viene sostituito il catetere (il catetere e il sistema di drenaggio delle urine non devono essere mai disconnessi poiché ogni interruzione del circuito chiuso aumenta i rischi infettivi).
  • Igiene del catetere. Pulire quotidianamente il meato uretrale con semplice acqua e sapone (l'uso di disinfettanti o antibiotici locali per prevenire l'insorgenza di infezioni non ha dimostrato alcuna efficacia). Pulire quotidianamente anche il catetere partendo dalla zona più vicina alle mucose e andando verso l'esterno, eliminando ogni presenza di incrostazione.
  • Incrostazioni di struvite. La struvite si forma a causa di infezioni da parte di batteri ureasi positivi. Queste incrostazioni possono formarsi sia sulla parte esterna del catetere (graffiando le mucose uretrali), che sulla parte interna (ostacolando il passaggio dell'urina, favorendone il reflusso e le infezioni urinarie). Far sostituire il catetere non appena si notino incrostazioni o urine torbide nella sacca di raccolta e diluire le urine attraverso idonea idratazione.
  • Profilassi antibiotica periodica. E' stato dimostrato che tali terapie antibiotiche ad ogni cambio catetere non solo sono inutili nel prevenire le infezioni urinarie, ma addirittura aumentano il rischio di colonizzazione da parte di germi resistenti. Non aggiungere antisettici o antibiotici alla sacca di drenaggio; anche tale pratica non ha rivelato alcuna utilità nel prevenire le cistiti.
  • Sostituzione del catetere. Non vi sono indicazioni standard sulle tempistiche. Ogni inserimento aumenta il rischio infettivo, pertanto il catetere va sostituito non appena e solo quando si riveli necessario.
  • Lavaggio vescicale. L' introduzione in vescica di liquidi di lavaggio per limitare la carica batterica si è rivelata inutile e potenzialmente dannosa. Pertanto va effettuata esclusivamente in caso di ostruzione del catetere da ematuria, pus o struvite.
  • D-mannosio. L'utilizzo si D-mannosio (assunto per via orale o instillato in vescica) si è rivelato efficace nel ridurre il rischio di infezione urinaria.

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