L'infiammazione è la normale ed efficace risposta difensiva contro l'agente estraneo al fine di neutralizzarlo.
Ma cos'è un agente estraneo?
L'agente estraneo non è necessariamente un batterio. Può anche essere chimico (per esempio una sostanza irritante contenuta nei detergenti, nei cibi, nei farmaci), fisico (per esempio un catetere o un calcolo), allergico (qualsiasi sostanza che il nostro corpo rifiuta).

Vediamo nello specifico della cistite in che modo viene attivato il processo infiammatorio.

Una volta superate le difese esterne e quelle interne, l'agente estraneo (detto antigene) attacca l'urotelio (la parete vescicale).
In seguito all'attacco il nostro organismo si difende attivando l'infiammazione.

L'infiammazione è un insieme di processi che servono a portare la maggior quantità di leucociti nel luogo dell'aggressione per poter debellare il nemico. I leucociti infatti sono cellule presenti nel nostro sangue, in grado di combattere l'agente estraneo in vari modi: mangiandoselo (fagocitosi), imbrigliandolo come in una ragnatela, uccidendolo con secrezioni tossiche, richiamando altre cellule immunitarie in aiuto (chemiotassi).

Ma come fanno i leucociti a passare dal sangue al tessuto aggredito?
Grazie ai mastociti.

 

I mastociti

 Il primo riconoscimento dell'antigene (l'egente nemico esterno) viene effettuato dai mastociti, cellule presenti nei tessuti più attaccabili dall'esterno (vagina, uretra, vescica, naso, bocca, polmoni). I mastociti sono posizionati in prossimità di vasi sanguigni e nervi periferici. Essi contengono delle vescicole (granuli), che dopo il contatto con l'antigene si aprono (degranulazione) svuotando il loro contenuto nel tessuto da difendere.

Questi granuli contengono istamina, sostanza P, leucotrieni, NGF e altre molecole in grado di attivare una serie di processi infiammatori responsabili della fuoriuscita dei leucociti dal vaso sanguigno.

L'istamina è responsabile della vasodilatazione, ossia della dilatazione dei vasi sanguigni, che servirà a far fuoriuscire dal torrente circolatorio ileucociti e le sostanze utili a combattere l'agente estraneo nemico.

La sostanza P (P = pain = dolore) è deputata all'attivazione delle terminazioni nervose (la parte finale e più superficiale dei nervi) presenti nel tessuto aggredito. Queste terminazioni sono responsabili della trasmissione del dolore al cervello per renderlo cosciente.

L'NGF (Nerve Growth Factor = fattore di crescita dei nervi) scoperto da Rita Levi Montalcini è un fattore che stimola la produzione di nuove terminazioni nervose dolorifiche all'interno del tessuto colpito.

I leucotrieni sono responsabili della contrazione involontaria dei muscoli come forma di difesa e di azione conseguente al dolore.

 infiammazione

I sintomi infiammatori

L'infiammazione è caratterizzata da 5 sintomi.

 

  • Tumor (tumefazione)
    La vescica infiammata è gonfia (edematosa). Infatti l'istamina secreta dai mastociti dà inizio al fenomeno della vasodilatazione, cioè alla dilatazione dei vasi sanguigni presenti localmente. I vasi sanguigni in condizioni normali hanno sulla loro parete dei forellini piccolissimi attraverso i quali riescono a fuoriuscire solo le particelle più piccole presenti nel sangue (come ossigeno, anidride carbonica e minuscoli elementi nutritivi per i tessuti), mentre le particelle più grosse come i globuli rossi e i leucociti, rimangono nel circolo sanguigno perché non riescono a passare da questi buchini. Nel momento in cui il vaso sanguigno si dilata, anche questi fori aumentano di dimensione. Immagina un palloncino sgonfio con un piccolo cerchio disegnato; se lo gonfi il piccolo cerchio diventerà molto più grande. Questo è ciò che avviene anche nei vasi sanguigni in seguito alla dilatazione attivata dall'istamina rilasciata dai mastociti. In questo modo i leucociti riescono a passare dal sangue ai tessuti attaccati dall'antigene nemico. Oltre ai leucociti, attraverso questi fori dilatati usciranno molti più liquidi ed altre particelle che normalmente non riescono ad uscire. Tutto ciò si riverserà nel tessuto aumentandone il volume e dandogli un aspetto edematoso.
    I globuli rossi solitamente fanno più fatica a passare attraverso questi fori sia per via delle loro dimensioni maggiori, sia perché hanno una struttura più rigida rispetto ai leucociti che invece riescono ad assottigliarsi e ad allungarsi adattandosi ai fori d'uscita. Laddove però l'infiammazione fosse massiccia e quindi il diametro dei vasi sanguigni aumentasse notevolmente, riuscirebbero a passare anche i globuli rossi e avremmo sangue nelle urine (ematuria).
  • Dolor
    Oltre all'istamina il mastocita riversa dai suoi granuli altri tre elementi importanti: sostanza P, leucotrieni ed NGF.
    Questi tre elementi hanno il compito, attraverso il messaggio dolorifico, di informare il cervello che quel tessuto è stato aggredito e che occorre mettere in atto i meccanismi difensivi più idonei. Il cervello a questo punto risponderà aumentando la frequenza cardiaca (in modo da apportare velocemente maggior sangue all'organo interessato, più sangue arriva e più leucociti arriveranno in loco), incrementando la paura e l'ansia (che tendono a farci allontanare dalla fonte del dolore), attivando risposte difensive inconsce (per esempio la contrattura muscolare provoca frequenza minzionale che consente un maggior lavaggio vescicale) e risposte difensive consapevoli (rivolgersi al medico, assumere la terapia, adottare idonei accorgimenti).
  • Rubor (rossore)
    Nella zona infiammata il sangue richiamato per permettere un maggior afflusso di leucociti, essendo rosso farà assumere anche alla vescica una colorazione simile. Se provi a sfregare le mani tra loro provocherai vasodilatazione e quindi maggior afflusso di sangue. Noterai che le mani diventano sempre più rosse.
  • Calor (calore)
    Essendo il sangue caldo, la parte infiammata (ricca di sangue) sarà a sua volta calda. Le mani che hai sfregato prima non solo sono diventate rosse, ma anche calde (non per niente questa è la tipica azione che fai quando in inverno hai le mani ghiacciate). Il calore, a sua volta, è vasodilatante.
  • Functiolaesa (funzione lesa)
    La parte infiammata perde la capacità di espletare le sue normali funzioni sia a causa del dolore che questo comporterebbe, sia per l' edema a cui è sottoposta, sia per la compromissione dei nervi coinvolti, sia per la contrattura muscolare attorno all'organo. Così l'organo infiammato perderà le sue normali funzioni (la vescica per esempio perderà la normale capacità di riempimento e svuotamento che risulterà temporaneamente alterata).

 

Iperattivazione mastocitaria

Tutti i processi infiammatori rappresentano la normale ed efficace risposta difensiva all'agente estraneo che termina con la neutralizzazione di quest'ultimo. E' quindi un processo utile, che in teoria non andrebbe fermato con antinfiammatori, che non fanno altro che fermare questa risposta difensiva benefica del nostro corpo.

Tuttavia se gli attacchi esterni (irritanti, allergici, batterici, chimici, ecc) sono frequenti e costanti (come nella cistite ricorrente o nelle infezioni vaginali recidivanti), i mastociti diventeranno ipersensibili, molto più attivi di quanto sarebbe sufficiente e rilasceranno nei tessuti molte più sostanze infiammatorie di quelle necessarie. Il mastocita cioè dal ruolo di difensore della propria squadra passa a quello di attaccante, ...ma nella squadra avversaria!

Avremo quindi molta più istamina che vasodilaterà e richiamerà leucociti, sostanza P, leucotrieni e NGF che aumenteranno il dolore fino ad arrivare ad una condizione in cui infiammazione e dolore persisteranno cronicamente anche in assenza di agenti estranei perché i mastociti resteranno sempre attivi anche in assenza di cause scatenanti.  Questa condizione viene definita iperattivazione mastocitaria, una condizione patologica autoalimentante, che può sfociare in neuropatia.

 

Articoli correlati