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Il cateterismo intermittente

Il cateterismo vescicale consiste nell'introduzione in vescica di un catetere sterile. Il cateterismo può essere a permanenza (resta in vescica 24 ore su 24 per più giorni) o a intermittenza.

I cateterismi a intermittenza vengono effettuati con cateteri monouso che vengono lasciati in sede solamente il tempo necessario a svuotare la vescica e vengono subito rimossi. Hanno scopi evacuativi, diagnostici e terapeutici.

  • Scopi diagnostici: il catetere viene utilizzato per valutare la funzionalità vescicale in corso di esami diagnostici (esame urodinamico, cistografia retrograda, valutazione del residuo vescicale post-minzionale).
  • Scopi evacuativi: si cerca di svuotare la vescica che presenta una grave ritenzione urinaria per cause urologiche (ostruzione uretrale acuta o cronica, stenosi uretrale, prostatite, ipertrofia prostatica), neurologiche (sclerosi multipla, disfunzioni neurologiche della vescica, sindrome di Fowler, traumi al midollo spinale ).
    Testimonianze
    “Da circa 10 anni, per un problema al midollo, ho, oltre ad altri problemi di mobilità, anche la vescica neurologica che mi costringe purtroppo ad almeno 4 cateterismi al giorno. Per questa ragione, ma anche perchè la mia stipsi fa la sua, oramai non faccio che prendere antibiotici.Prima mi bastava, al primo bruciorino o al primo odore strano della mia urina, prendere qualche Flociprin e subito, magicamente, tutto veniva messo a tacere, ma da un paio d'anni, ho sviluppato resistenze a non finire tanto che i miei maledetti Coli , perchè sono sempre loro, penso vadano in giro per la mia vescica armati”
    Totomancifg 31/10/2010 (cistite.info)
  • Scopi terapeutici: attraverso il catetere vengono introdotti farmaci locali per il trattamento di tumori vescicali o di infiammazioni vescicali croniche.

In caso di disturbi cronici dello svuotamento della vescica (di solito di natura neurologica) questo tipo di cateterismo può essere effettuato dal Paziente stesso (autocateterismo) o dai familiari previo idoneo ed accurato addestramento da parte del personale sanitario preposto (di solito infermieri professionali) .

I cateteri utilizzati in questi casi sono in PVC e sono sprovvisti di dispositivo di ancoraggio alla vescica poiché servono solo per uso estemporaneo. Il loro calibro è piuttosto piccolo (12-14 CH, ovvero 4 e 4,6 mm) per evitare traumi uretrali continui, visto il numero di cateterismi quotidiani (in media dai 4 ai 6) a cui il Paziente deve sottoporsi. La quantità di cateterismi quotidiani necessari viene calcolata considerando che il riempimento vescicale non deve mai superare volumi di 400/500 ml; varia quindi in base alla quantità di liquidi introdotti e liquidi espulsi tramite sudorazione. Può quindi variare da un giorno all'altro in base a numerosi fattori (caldo, alimentazione, attività svolte, idratazione, ecc) e comunque è sempre consigliabile evitare il cateterismo frequente se non indispensabile.

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In caso di globo vescicale (ovvero ritenzione urinaria che può arrivare anche a 3000ml con eccessiva sovradistensione della vescica), bisognerà svuotare i primi 600ml e sospendere il flusso per poi continuare con la fuoriuscita di 300 ml ad intervalli di 30 minuti ogni volta, fino al completo svuotamento, dopodichè lasciare il flusso libero. Lo svuotamento repentino di un volume d'urina maggiore può determinare una emorragia vescicale.

Il cateterismo, per qualsiasi scopo lo si effettui, rappresenta un notevole fattore scatenante di infezioni delle vie urinarie (cistiti) , generalmente sostenute da Escherichia Coli, Enterococcus fecalis e Proteus .

Testimonianze
“A questo punto l’urologo pensa sia il caso di eseguire infiltrazioni di acido ialuronico. Seguo l’indicazione. Inizio a novembre (da agosto a novembre ero stata bene). Viene un’infermiera a casa mia una volta alla settimana per inserirmi il catetere. Il tutto dura qualche minuto: nessun dolore, solo un po’ di fastidio. Ma dopo la terza infiltrazione (ne ho fatte 4, come da prescrizione dell’urologo) iniziano i veri problemi: cistite ogni mese e soprattutto disturbi uretrali che mi perseguitano ancora. ”
Ilaria72 19/06/2012 (cistite.info)

L'utilizzo di D-mannosio (locale tramite instillazioni e orale) sembra ridurre il rischio di recidive batteriche.

Per l’inserimento del catetere urinario a intermittenza è indicata una procedura "sterile" se effettuato a scopo diagnostico o terapeutico in ambiente sanitario (ospedale o ambulatori), mentre a domicilio è prevista una procedura "pulita", che prevede l'utilizzo di materiale non sterilizzato (a parte il catetere, che deve comunque essere sterile).

 

Tecnica sterile

Al contrario di ciò che si pensa, gli ambienti sanitari sono i luoghi dove vi è la presenza maggiore di batteri estremamente resistenti a causa dell'(ab)uso di antibiotici e disinfettanti. Non a caso le infezioni contratte in ospedale sono le più difficili da debellare. Quindi in ambito sanitario è prevista una serie di rigide norme quali: lavaggio delle mani dell'operatore con soluzione disinfettante, detersione dei genitali con Clorexidina, disinfezione della zona periuretrale con iodiopovidone (Betadine®), utilizzo di guanti sterili, di kit sterili, di lidocaina sterile per lubrificare il catetere e di acqua sterile per gonfiare il palloncino, somministrazione di terapia antibiotica di profilassi dopo cateterizzazione (antibiotico a mio parere alquanto discutibile poiché: non è detto che subentri un'infezione, la profilassi può essere fatta con approcci molto meno aggressivi dell'antibiotico, abbiamo sufficienti difese per contrastare l'arrivo di qualche colonia batterica, se non riuscissimo comunque a debellarla saremmo sempre in tempo ad assumere una terapia antibiotica).

 

Tecnica pulita

In ambito domiciliare invece per l'inserimento e la gestione del catetere è sufficiente la tecnica pulita.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che, in caso di cateterismo intermittente, l'inserimento del catetere con tecnica sterile non diminuisce il rischio infettivo rispetto all'inserimento con tecnica pulita che prevede: lavaggio delle mani con acqua e sapone, uso di guanti puliti non sterili, detersione dei genitali con acqua di rubinetto e sapone, materiali sfusi e non predisposti in kit sterili per il cateterismo e acqua di rubinetto per gonfiare il palloncino. I protocolli prevedono anche che sia sufficiente lavare i genitali al mattino ed alla sera e non ad ogni cateterismo, per evitare che le mucose vengano aggredite eccessivamente dai detergenti intimi, considerati i numerosi cateterismi quotidiani che il Paziente effettua. Per lo stesso motivo è sconsigliata la disinfezione della zona periuretrale con iodiopovidone o clorexidina prima del cateterismo.

 

Bibliografia

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  20. “Manuale di Chirurgia Generale (2 voll.)” G. Fegiz, D. Marran o , U. Ruberti , Piccin 1996
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