Scritto dalla Dott.ssa Alexandra Ulmer

 

“Quando si agisce, nasce il coraggio,
quando si rimanda, cresce la paura”

 

La cistite è una delle infezioni più diffuse, in particolar modo nella donna. Ciò la rende quasi banale agli occhi di tutti.
Le conseguenze della sua banalizzazione portano però a trascurare l’impatto che ha nella vita e nel corpo di chi ne soffre, e possono portare a diagnosi errate come nel caso della cistite interstiziale.

Purtroppo c’è difficoltà ad affrontare queste patologie, perché colpiscono la zona vescicale e genitale, di cui ancora non si parla facilmente. C’è una vergogna intrinseca che viene dalla cultura e rende difficile nominare questa parte del corpo.
In più, c’è un conflitto di base legato all’intrusione del proprio spazio. Così se il conflitto che determina la cistite è l’invasione dello spazio personale, chi ne soffre non vorrà fare entrare nessuno in questo spazio parlando di sé.

 L’esperienza del dolore, le paure ad esso attribuite, la percezione di riuscire a farne fronte o meno, il sostegno sociale e molti altri fattori determinano in maniera significativa la nostra reazione di fronte a questa patologia.

 

"E' tutto nella sua testa"

Le cause della cistite e delle patologie annesse sono diverse, non sempre di origine batterica. Sappiamo però che la causa non è nè psicosomatica nè dovuta allo stress, seppure questi fattori contribuiscano alla manifestazione della patologia.

La cura della cistite è comunemente l’antibiotico, che però innesca e alimenta il circolo vizioso alla base della malattia stessa. Inoltre nei casi di false cistiti è addirittura inutile. Assistiamo così al fallimento della medicina, di fronte ad una semplice infezione urinaria.
Sappiamo che i modi per lottare e tenere a bada la cistite ci sono, ma non corrispondono a ciò che tradizionalmente propone la medicina.

La cronicizzazione è una conseguenza possibile quando la cistite non è affrontata in modo corretto. Così per quelle persone che non guariscono con l’antibiotico, la conclusione spesso è che “fanno qualcosa di sbagliato nel modo di curarsi” o meglio ancora che “è tutto nella loro testa”.
E’ un modo per rassicurare il curante e placare il suo senso di impotenza, ma va a colpevolizzare chi ne soffre
.

 

Le caratteristiche psicologiche di chi soffre di cistite

Dal punto di vista psicologico, la cistite e le patologie urinarie trovano delle spiegazioni utili alla ricerca del benessere personale.
L’aspetto emotivo determina un contenuto psichico che, se conflittuale, trova una forma attraverso la cistite stessa. La medicina cinese, per esempio, chiama la vescica lo specchio dell’anima.

Concretamente, l’agente patogeno va ad attecchire su un terreno (la vescica) che è stato predisposto da un conflitto psicologico.

Nel dettaglio, un primo aspetto fondamentale che si riscontra in chi soffre di patologie urinarie è una tendenza a non volersi bene a sufficienza. La parte del corpo fragile che porta dolore fisico, cioè la vescica, è vissuta come un attacco alla propria persona. La cistite è dunque portatrice di un messaggio forte: “il tuo corpo dice amati!”

Un’altra caratteristica psicologica di chi soffre di cistite è la difficoltà a cedere mentalmente. Questo è il caso di quelle donne che devono controllare tutto, che tendono a voler gestire ogni ambito della vita e che fanno fatica ad affidarsi e delegare, sentendosi poi uniche responsabili di ciò che non va.
Il controllo si espande sulla parte emotiva che non è liberata ma repressa e porta ad un sentimento di abbandono e di solitudine, con un forte senso di ingiustizia. E la rabbia cresce.
Se vogliamo usare una metafora, possiamo parlare di difficoltà a lasciare scorrere gli eventi della vita, proprio come l’acqua. L’acqua, ovviamente, potrebbe rappresentare le lacrime (ovvero il pianto liberatorio), oppure le parole. La rabbia invece è il bruciore.
Il conflitto sta dunque fra queste due necessità, lasciare andare le cose (bisogno di urinare) e controllare e arginare (difficoltà nella minzione).

Questo meccanismo di controllo della propria emotività si impara durante l’infanzia e lo riscontriamo nella narrazione della storia di vita delle donne.
La necessità di mostrarsi forte ha impedito di esprimere e sentire le emozioni.
Questo atteggiamento ha portato in età adulta ad aver difficoltà a cedere, a cambiare, a lasciare il vecchio per il nuovo.

Un’altra costante che è presente nelle persone affette da patologie urinarie è che troviamo spesso, nella loro storia, un conflitto emotivo legato all’invasione dello spazio personale. Per esempio una madre intrusiva o troppo invadente, un trasferimento, dei vicini rumorosi, una convivenza forzata, una violazione del domicilio, ecc… Ad esempio, gli animali usano l’urina per segnare il proprio territorio e il significato per l’uomo è la volontà ed insieme la difficoltà di marcare il loro con efficacia (mettere dei limiti).

 

Conseguenze psicologiche della cistite

La sofferenza è un tema fondamentale nella cistite. Sappiamo però che diminuisce se si cambia il proprio punto di vista sulle sue minacce.
Strettamente legata a questo è la sensazione di vulnerabilità: quando crediamo di non poter combattere il nostro dolore soffriamo di più, perché non riusciamo ad immaginare una convivenza positiva. Al contrario, quando abbiamo fiducia e sappiamo di poter contrastare i vari problemi che insorgono, il senso di minaccia diminuisce, riducendo la vulnerabilità e la sofferenza.

Inoltre, la depressione può essere una conseguenza del dolore cronico, aggravando la sofferenza psicologica, acuendo il senso di vulnerabilità e alimentando la convinzione che le cose andranno inevitabilmente male. L’ansia aumenta, portando a comportamenti che allontanano da tutte le situazioni sociali. Tante donne provano un senso di sfiducia, di stanchezza e di tristezza, perdendo speranza e capacità di reazione.

E’ interessante sapere che il dolore fisico aumenta la produzione di neurotrasmettitori che sono quelli che attivano la depressione. A sua volta la depressione diminuisce la soglia del dolore stesso, aumentando la sensibilità dell’organo agli stimoli. Il dolore peggiora ulteriormente la depressione e si innesca così un circolo vizioso.

 

Riduzione della qualità della vita

La cistite influisce pesantemente sulla qualità della vita delle persone. L’impatto sociale e personale è quindi importante.

Se pensiamo che, per i casi che non si risolvono subito o per la cistite interstiziale, ci vogliono in media 4-5 anni per avere una diagnosi, con l’inevitabile pellegrinaggio da specialista in specialista, possiamo immaginare la sofferenza vissuta dalle donne affette da questa patologia.

Nella letteratura scientifica, si dice che la qualità di vita di chi soffre di cistite interstiziale è comparabile a quella di pazienti in dialisi.

 

Ritiro sociale

C’è un’incomprensione del dolore continuo che prova la donna. Il fatto che il dolore è poco misurabile rende ancora più difficile la sua accettazione per gli altri e porta ad un non riconoscimento della sofferenza vissuta dalla donna con una collusione del pensiero: “è tutto nella sua testa”.
La frustrazione di essere incompresa mentre soffre e la paura che il dolore possa essere per sempre così porta ad una sfiducia nei confronti degli altri e della vita stessa.
Così la donna si isola sempre di più fino ad un ritiro totale della vita sociale.

 

Ripercussioni sul lavoro

Le conseguenze sulla vita lavorativa sono invalidanti e si misurano in termini di assenze dal lavoro, scarsa concentrazione, impossibilità a vivere pienamente l’attività lavorativa oltre che rinunce e sensi di colpa nei confronti dei colleghi. Spesso le persone non sono più in grado di avere un’attività lavorativa a tempo pieno.

 

Influenze nella relazione di coppia

Per quanto riguarda la relazione di coppia, il partner avverte un senso di rabbia perché si sente impotente di fronte al dolore della donna.

L’ambito della sessualità, solitamente appagante prima dell’esordio della malattia, diventa problematico. Di fronte al dolore della donna, il partner cerca una risposta alla situazione, chiedendosi se ne è il responsabile o se tutto ciò non è una scusa per evitare i rapporti sessuali.

Mentre l’uomo si sente respinto, non accolto e smarrito, la donna di fronte alla sua sofferenza, a sua volta, cerca di accontentarlo. Ma questa strategia relazionale non tiene conto del dolore fisico che aumenta con i rapporti.

La donna diventa così evitante con il proprio partner, per paura del dolore ma, allo stesso tempo, vedendo la sofferenza e l’incomprensione dell’altro, si attiva sopportando in silenzio per paura di deludere.

L’anticipazione del dolore irrigidisce la donna che è ancora meno pronta ad accogliere un rapporto sessuale.
La conseguenza di questo meccanismo, vero e proprio circolo vizioso, è per la donna quello di vivere una violenza su di sé e per l’uomo quello di viversi come carnefice, con tutte le conseguenze negative per la coppia.

Il senso di abbandono è condiviso, ognuno però lo sente per sé.

 

Il supporto psicologico

Il supporto psicologico ha dunque una sua dimensione nel percorso di miglioramento.
Il sostegno e l’empatia che si trovano nella relazione d’aiuto favoriscono l’aumento delle funzioni del sistema immunitario.
La comprensione del vissuto psicologico e dei suoi meccanismi favorisce un’esperienza positiva del sé. Anche se chi soffre si dà la possibilità di capire, purtroppo spesso l’entourage non riesce a farlo.

I meccanismi psicologici e relazionali legati alla cistite sono noti e questa conoscenza può essere d’aiuto alla donna e a chi le sta accanto, per una maggiore comprensione dei propri vissuti.

Dal punto di vista della qualità di vita, è fondamentale poter aver accesso ad una consapevolezza del proprio io per capire il linguaggio del corpo e le sue espressioni e poi per mettere in atto delle strategie relazionali risolutive.

Per quanto riguarda la coppia è solo ripensando la sessualità insieme e trovando strategie utili, come per esempio i preliminari, che la coppia può mantenere un buon livello di intesa e di benessere. L’attenzione alla sessualità nella propria coppia, con il focus sui bisogni di entrambi, insieme alla conoscenza delle strategie da mettere in atto per prevenire il circolo vizioso del dolore sessuale, permette di mantenere uno spazio comune di benessere dove ciascuno dei partner va a trovare le conferme di cui ha tanto bisogno. Il partner deve essere coinvolto a pieno nel percorso di cura perché il suo ruolo è fondamentale per l’equilibrio della coppia.

Tutti questi aspetti messi insieme sono parte integrante di un percorso di cura che può portare ad un risultato concreto. Il corpo e la mente sono definitivamente collegati ed è attraverso questo legame indissolubile che si trovano delle risposte ad eventi così destabilizzanti.

 

Dottoressa Alexandra Monica Ulmer
Psicologa-Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Familiare e Relazionale
Terapia E.M.D.R
Mediatrice Familiare

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