Col termine “menopausa” si definisce l’ultima mestruazione nella vita di una donna. Il periodo successivo all’ultima mestruazione viene definito “post menopausa” ed è caratterizzata dall’assenza permanente del ciclo mestruale. In questa fase si assiste ad un netto calo di estrogeni e ad una serie di alterazioni che insieme portano a diversi sintomi tipici del post menopausa.

Approfondimento: Come alleviare i disturbi della menopausa

 

Atrofia vulvo-vaginale in menopausa

Recentemente (2014) l’atrofia vulvo-vaginale è stata ridefinita come “sindrome genitourinaria della menopausa”. Tale sindrome è caratterizzata da alterazioni del tessuto vaginale, vulvare, uretrale e vescicale. Queste alterazioni sono dovute alla scomparsa del primo strato di cellule superficiali (più coriacee e forti), alla diminuzione delle cellule intermedie (meno forti e meno sviluppate) ed un netto aumento di quelle basali (più immature e fragili). Contemporaneamente si assiste ad una riduzione di vasi sanguigni, di collagene, di elastina e di tessuto connettivo. Di conseguenza le mucose di questi 4 organi diventano molto più fragili e quindi più suscettibili ad infezioni e a traumi durante i rapporti.
La sindrome si manifesta generalmente dopo 2 o 3 anni dall’ultima mestruazione con i seguenti sintomi: secchezza vulvo-vaginale, bruciore, perdite, dolore, assottigliamento delle mucose.
La complicanza di tutto ciò è l’insorgenza di una vulvodinia secondaria ad atrofia. La vulvodinia è una sindrome caratterizzata da ipersensibilità locale e dolore vulvare in assenza di cause cliniche evidenti. L’applicazione vulvare di una crema a base di estriolo a basso dosaggio aumenta le cellule superficiali ed intermedie e incrementa il numero dei vasi sanguigni migliorando il nutrimento dei tessuti.

Approfondimento: risolvere l'atrofia vaginale in modo naturale col protocollo Dada

 

Infezioni vaginali in menopausa

La diminuzione di estrogeni in menopausa provoca un innalzamento del ph vaginale al di sopra del 5 arrivando anche fino a 8. Un ph elevato ostacola la sopravvivenza dei lattobacilli benefici, che tengono a bada i microrganismi “cattivi”, favorendo così l’aumento di questi patogeni non più controllati. La riduzione di lattobacilli provocherà anche perdite maleodoranti. Purtroppo, come dimostra un recente studio le terapie estrogeniche di sintesi a base di estradiolo β provocano un incremento delle infezioni, soprattutto da Candida in quanto attivano la trasformazione del fungo dalla forma inattiva (spora) a quella attiva (ifa). La stessa cosa non succede se si somministra estriolo bioidentico.

Approfondimento: gli ormoni bioidentici

 

Disturbi sessuali in menopausa.

A causa del calo di ormoni androgeni (testosterone e DHEA, che in menopausa raggiungono il 50% dei livelli presenti in età fertile) e a causa dell’atrofia vulvo-vaginale si assiste a diversi disturbi che coinvolgono la sfera sessuale: calo del desiderio, secchezza vaginale, dispareunia, diminuzione della sensibilità clitoridea, orgasmi meno intensi o addirittura assenza di orgasmo (anorgasmia). Il calo di ormoni maschili inoltre provoca disturbi collegati al sistema limbico (la parte del cervello responsabile delle emozioni): ansia, insonnia, depressione, stanchezza, scarsa libido, perdita di memoria, scarsa motivazione ad agire, diminuzione della fantasia e della capacità di divertirsi.
La somministrazione di testosterone attraverso applicazione cutanea migliora tutti questi disturbi.

Approfondimento cistite post coitale in menopausa

 

Disturbi urinari in menopausa

Poiché il tratto urinario inferiore ha la stessa origine embrionale del tratto genitale femminile, anche uretra, trigono e vescica risentiranno dell’influenza ormonale e subiranno le conseguenze della diminuzione di estrogeni. Il meato uretrale diventa quindi più fragile e più sporgente nella vulva diventando così più soggetto a traumi e infezioni.
Anche il muscolo pubo-coccigeo e in generale la muscolatura pelvica sono sensibili all’azione degli estrogeni ed una loro carenza provoca eccessivo rilassamento muscolare.
Tutto ciò comporta sintomi quali: urgenza, frequenza, disuria, infezioni, tenesmo, nicturia, getto debole, cistite, incontinenza da sforzo o da urgenza, prolassi vescicali e prolassi vaginali.

La somministrazione di estrogeni (estriolo) in vagina migliora il trofismo delle mucose urinarie migliorando o risolvendo i disturbi minzionali.

Approfondimento: gli estrogeni bioidentici

 

Infezioni urinarie in menopausa

Le alterazioni che avvengono a livello vaginale rendono la vagina un serbatoio batterico ideale per l’insorgenza di cistiti.
L’atrofia delle mucose di uretra e vescica rende questi organi fragili e incapaci di difendersi dalle aggressioni batteriche.
Per tali motivi la cistite rappresenta un problema piuttosto frequente in menopausa.
La somministrazione di estrogeni (estriolo) in vagina migliora il trofismo delle mucose urinarie e normalizza l’ambiente vaginale, riducendo così il rischio infettivo vescicale.
Il D-mannosio rappresenta poi un aiuto fondamentale in quanto impedisce ai batteri di attaccarsi alla vescica e in questo modo non solo previene l’insorgenza di cistiti batteriche, ma rappresenta un valido aiuto per debellare gli episodi acuti.

Approfondimenti:
Cistite in menopausa
Il D-mannosio
Curare la cistite

 

Prolassi

Il pavimento pelvico sostiene gli organi presenti nella cavità pelvica (vescica, utero e retto) impedendo loro di cedere verso il basso. In menopausa la muscolatura pelvica può rilassarsi eccessivamente a causa della carenza di estrogeni, delle eventuali gravidanze avute in età fertile, della tosse cronica, della stipsi protratta, dell'obesità e di interventi uro-genitali. Un eccessivo rilassamento priva del loro sostegno gli organi presenti nella cavità pelvica, che non riusciranno più ad opporsi alla forza di gravità e alle pressioni che provengono dall'alto (provocate da sternuti, tosse, sollevamento di pesi, sforzo defecatorio addominale, ecc).
Se collassa la vescica avremo un prolasso vescicale (cistocele), ossia la vescica cede verso verso il basso schiacciando l'uretra, la cavità vaginale e l'utero con conseguente incontinenza (soprattutto da sforzo), dolore uretrale e vescicale, cistite, ritenzione urinaria, peso vescicale, sensazione di mancato svuotamento (tenesmo vescicale) dolore ai rapporti. Se collassa l'utero avremo un prolasso uterino, che provocherà dolore addominale, secrezioni anomale, sanguinamento, schiacciamento della vescica o del retto, fuoriuscita dell'utero nella cavità vaginale con conseguente dolore ai rapporti e infezioni urinarie e genitali. Se collassa il retto avremo un prolasso rettale (rettocele) per cui la mucosa rettale tenderà ad uscire dall'ano con conseguente perdita di feci, dolore rettale, sanguinamento con muco, ragadi, sensazione di mancato svuotamento (tenesmo rettale).

Un buon lavoro di ginnastica pelvica può prevenire e ridurre il rilassamento pelvico.

Approfondimento: gli esercizi di Kegel

 

Disturbi cognitivi e psicologici in menopausa

Tra gli ormoni sessuali e i neuroni c’è strettissima correlazione e influenza reciproca. Per tale motivo le alterazioni ormonali che avvengono durante il ciclo, durante la gravidanza, nel post parto, durante la premenopausa o in post menopausa provocano alterazioni della sfera cognitiva, emotiva ed affettiva della donna. Sempre per questo motivo donne sottoposte ad isterectomia, a menopausa indotta o a terapia con la pillola estro-progestinica spesso manifestano disturbi di ansia, insonnia, depressione, agitazione, fobie e psicosomatizzazioni.
Con la menopausa inoltre si assiste ad un deficit di prestazioni cognitive: memoria attenzione, concentrazione ed apprendimento. Anche lo scarso movimento e l’obesità favoriscono l’insorgenza di demenza senile (altzeimer). La somministrazione di ormoni bioidentici appositamente dosati in base alle carenze soggettive può risolvere tali problematiche e prevenire l’insorgenza di patologie cerebrali degenerative.Anche i fitormoni (ormoni derivati dalle piante) hanno mostrato efficacia sui disturbi meno gravi.

Approfondimento: le piante utili in menopausa

 

Osteoporosi in menopausa

Le ossa sono composte principalmente da calcio e rappresentano la riserva per tutte le cellule del nostro organismo, che hanno bisogno di questo minerale per sopravvivere. Il calcio viene introdotto nel corpo tramite l’alimentazione e la vitamina D ne permette l’assorbimento intestinale e quindi l’accumulo nelle ossa. Con l’avanzare dell’età la capacità intestinale di assorbire il calcio diminuisce. Inoltre si perde la capacità di sintetizzare vit D e di assorbire quella proveniente dai cibi. Infine la diminuzione dell’esposizione al sole per sedentarietà, depressione, decadimento delle condizioni fisiche o malattia cronica diminuisce la funzione di questa vitamina che viene attivata dai raggi solari. Di conseguenza aumenta il calcio che resta nell’intestino e si riduce il calcio nel sangue, disponibile per le cellule del nostro corpo. Per compensare questa carenza le cellule sottraggono calcio dalle maggiori riserve corporee: le ossa. In tal modo le ossa si svuotano sempre più riempiendosi di pori e diventando sempre più fragili (osteoporosi). Allo stesso tempo il corpo aumenta la produzione di paratormone, che ha il ruolo di incrementare la produzione di vit D, provocando anche iperparatiroidismo.
L’assunzione di vitamina D, di alimenti ricchi di calcio e di esposizione al sole riduce il rischio di osteoporosi.

 

Dolore cronico in menopausa

Gli ormoni sessuali influenzano l’azione di alcuni neuromodulatori (GABA, sostanza P, NGF e glutammato) e di alcuni neurotrasmettitori (oppioidi, dopamina, noradrenalina e serotonina) implicati nella percezione e nella trasmissione del dolore. L’alterazione ormonale che avviene in menopausa tende a peggiorare alcuni dolori cronici come la cefalea tensiva, la fibromialgia, i dolori addominali, urinari, neuropatici, ossei, cardiaci, muscolari e articolari. Tende a migliorare invece il dolore pelvico cronico.
Questo incremento del dolore è dovuto anche ai disturbi del sonno: una carenza di sonno aumenta la sensibilità al dolore, soprattutto a livello muscolare, e favorisce uno stato depressivo, che a sua volta abbassa la soglia del dolore.
Uno studio sui transessuali ha dimostrato che l’assunzione di antiandrogeni ed estrogeni (estradiolo) per acquisire i caratteri sessuali del genere opposto comporta un aumento del dolore cronico. Anche la somministrazione di estrogeni tramite pillola contraccettiva aumenta la sensibilità al dolore. Al contrario l’assunzione di testosterone riduce la cefalea.

Approfondimento: il testosterone

 

Sindrome metabolica

In post menopausa la diminuzione di estrogeni provoca irrigidimento delle arterie (arteriosclerosi) e alterazioni nel metabolismo dei grassi e degli zuccheri. Ciò comporta un aumento del rischio di sviluppare la sindrome metabolica. Tale sindrome è caratterizzata da diabete, ipertensione, aumento di grassi nel sangue e obesità. Ciò a sua volta incrementa il rischio di malattie cardiovascolari (infarto cardiaco) e cerebrali (ictus).

La somministrazione precoce di estrogeni all’inizio della menopausa riduce tali rischi.

 

Osteoartrosi in menopausa

L’osteoartrosi è un’infiammazione delle articolazioni a cui segue una degenerazione di tutti i componenti dell’articolazione stessa: cartilagini, ossa, legamenti, capsule, tessuto sinoviale e muscoli vicini. Le cause dell’osteoartrosi sono: il sovrappeso, le disfunzioni tiroidee e la diminuzione di estrogeni, di movimento e di stimoli neurologici.
L’osteoartrosi è la principale causa di dolore nella donna in post menopausa. Le articolazioni maggiormente colpite sono: le ginocchia, le anche, la cervicale, la zona lombare-sacrale, i piedi. L’osteoartrosi può portare a immobilità, rigidità, dolore, debolezza muscolare, dolore alla pressione, deformità delle articolazioni, alterazioni della postura, contratture muscolari anche in zone lontane da quelle interessate dal problema osteoarticolare, disturbi del sonno, infiammazione dei nervi e depressione.

Una regolare attività fisica unita all'assunzione di calcio e vitamina D contribuiscono a prevenire il problema.

 

Sarcopenia in menopausa

La sarcopenia è la riduzione della massa muscolare e della forza contrattile. Le conseguenze della sarcopenia sono: debolezza muscolare, affaticamento, cadute e fratture ossee. La sarcopenia subentra a causa della diminuzione di estrogeni, di movimento, di vit D, di testosterone, di proteine introdotte con l’alimentazione.

La sarcopenia è strettamente correlata ad altre patologie quali l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari (demenza senile).

 

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