La vulvodinia è una sindrome patologica caratterizzata da dolore, bruciore e ipersensibilizzazione della vulva (la parte esterna dei genitali femminili).

Il medico esperto in vulvodinia segue un percorso terapeutico finalizzato al raggiungimento contemporaneo di 3 obiettivi terapeutici principali:

 

Riduzione dell'infiammazione locale

Esistono due forme di vulvodinia caratterizzate da sintomatologia differente: localizzata (vestibolodinia o sindrome vulvo-vestibolare) e generalizzata (o vulvodinia propriamente detta).

Nella vulvodinia generalizzata la terapia antinfiammatoria vulvare non attenua la sintomatologia in quanto l'origine del problema è neurologico ed ogni intervento locale rischia solo di sviluppare ulteriore sensibilizzazione con peggioramento dei sintomi.

Nella vestibolodinia (soprattutto se caratterizzata da infiammazione), al contrario di ciò che avviene nella vulvodinia generalizzata, la strategia di base consiste nel ridurre l'irritazione locale in modo tale che non vada a complicare ulteriormente la malattia. Tale obiettivo si può raggiungere tramite farmaci (locali o sistemici), infiltrazioni e, nei casi più estremi, chirurgia.

 

Terapia farmacologica

  • Cortisone. La terapia protocollare prevede l'applicazione di cortisonici topici. L'uso di cortisone però, sebbene sia un antinfiammatorio, sul vestibolo vulvare può provocare eritemi e bruciore. Per ovviare agli effetti collaterali delle terapie locali l'alternativa è l'infiltrazione di cortisone nei trigger point. L'infiltrazione (di solito associata ad anestetici e tossina botulinica per agire contemporaneamente anche sul dolore e sulla muscolatura) viene effettuata direttamente sotto la mucosa, laddove ha sede l’infiammazione neurogenica.

  • Aliamidi. Molto utili si sono rivelati gli Aliamidi (palmitoiletanolamide-PEA), che bloccano l'attività dei mastociti ricucendo infiammazione e dolore, sia in formulazione orale (Normast, Pelvilen), sia per applicazione topica (Saginil).

  • Quercetina. Anche la quercetina ha dimostrato di poter ridurre l'attività dei mastociti.

  • Antibiotici/antimicotici. Alcuni medici ritengono che sia necessario debellare le infezioni vaginali per evitare l'ulteriore attivazione dei mastociti e la contrattura muscolare. Altri ritengono che queste siano inutili (il dolore è ormai centrale ed indipendente dalle infezioni periferiche). Pertanto l'accanimento contro i microrganismi patogeni senza risolvere la patologia di base non solo è inutile, ma porta ad un peggioramento stesso della malattia a causa degli effetti collaterali di antibiotici e antimicotici: irritanti se usati localmente e immunodepressivi/disbiotici se presi oralmente.

 

Terapia infiltrativa con plasma

Un'altra possibilità di ricostruzione vulvare arriva da una pratica ancora in fase di sperimentazione: la terapia infiltrativa.
Vengono prelevate cellule adipose e innestate nella mucosa insieme a plasma ricco di piastrine per ottenere rivascolarizzazione e produzione di nuovo collagene, quindi rigenerazione tissutale. Utile solo in caso di vestibolodinia.

 

Terapia chirurgica

L'escissione chirurgica del vestibolo va considerata solo nelle pazienti con vestibolodinia e solo dopo il fallimento di tutti gli altri trattamenti. L'intervento consiste nell'asportazione chirurgica della parte di vestibolo dolente insieme a tutte le sue abbondanti terminazioni nervose e sostituita con tessuto vaginale sano.

Il tasso di successo chirurgico (inteso come forte miglioramento o completa guarigione) va dal 40% al 100%. Gli insuccessi sono dovuti alla centralizzazione del dolore: più la causa è neurologicamente centralizzata e meno l'intervento sulla mucosa sarà utile.

Considerata la ricca vascolarizzazione della zona vulvare e perineale, emorragie e formazione di ematomi sono le complicanze più comuni dell'intervento seguite dalla deiscenza (riapertura) della ferita. Il rischio di infezione e la conseguente compromissione della guarigione sono elevati a causa della vicinanza immediata con il retto ricco di batteri.

Tra le complicanze a lungo termine occorre ricordare la possibile comparsa di cisti di Bartolini, l'ulcerazione cronica, la diminuzione della lubrificazione, la formazione di tessuto cicatriziale fibrotico e poco elastico e, paradossalmente, il peggioramento della patologia per cui ci si è sottoposte all'intervento. Ciò anche a causa della recisione di terminazioni nervose, e dell'ulteriore stimolo irritativo che l'intervento ed il processo riparativo rappresentano.

Alcune testimonianze dal forum:

“Mi rassegno e mi tengo questo “piccolo male"” scartando l'idea che potesse essere stata la dtc. Senonchè, forse con una gran sfortuna alle spalle, cambio ginecologa. Le dico di questo punto dolente DOPO BEN 12 ANNI (ora ne ho 30). Magari finalmente mi da una soluzione! LA COSA PIU' SBAGLIATA CHE POTESSI FARE Mi risponde che con una piccola bruciaturina avrei tolto il tessuto dolente e sarebbe cresciuto tessuto sano, semplicissimo e tutto in 5 minuti. Purtoppo mi fido...non l'avessi mai fatto, si cicatrizza la ferita ma peggiora il tutto. Inizio ad avvertire dolori spontanei, sensazione di spilli, bruciore dopo la pipì, male a stare seduta...provo a riavere un rapporto dopo circa 3 mesi dopo la bruciatura ed è stato terribile...il male a livello della forchetta (punto trattato) è terribile. Sensazione di spilli atroce!”
Elenabunny 19/06/2012 (cistite.info)

“E' dal 2003 che soffro di vestibolite vulvare [...] il dolore era fortissimo, non solo nei rapporti ma anche nelle cose di vita quotidiane. Sono andata quindi dal dott. Origoni che lavora al san raffaele di Milano e qui purtroppo dopo cure con diflucan, laroxill mi ha detto che l'unica cosa che poteva guarirmi erano due cose: o una gravidanza o l'operazione ovvero una vestibolectomia parziale. E così, parlando con il mio compagno e decidendo che una gravidanza doveva essere desiderata per altri motivi e non solo per la guarigione, nel 2007 mi sono sottoposta all'operazione...
RAGAZZE NON FATELO!!!!!
Risultato??? Non è cambiato nulla anzi sono peggiorata!
Saretta 04/02/2010

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