nervo

Il dolore neuropatico non si genera nel tessuto, bensì nelle vie nervose più profonde, quindi sempre più indipendente da un reale danno locale e dai fattori che lo hanno fatto insorgere.

E' un dolore che si autoalimenta diventando la causa e la conseguenza di se stesso. Il dolore neuropatico cronico viene definito anche “malattia del dolore” e non reagisce alle comuni terapie antidolorifiche/antinfiammatorie. In poche parole la vulva sta bene e sembra perfetta, ma ciò che è malato è il sistema nervoso che trasporta le informazioni. Per fare un esempio è ciò che succede negli arti fantasma: il paziente sente un gran dolore all'arto amputato, sebbene questo non esista più. Questo è ciò che avviene anche nella vulvodinia: il dolore è presente anche senza un danno apparente e talvolta anche senza alcun fattore scatenante.

Approfondimento: il dolore neuropatico pelvico

 

Il dolore neuropatico nella vestibolodinia localizzata

Il dolore neuropatico periferico (tipico della vestibolodinia) è dovuto alla sensibilizzazione delle radici dolorifiche più esterne o dei loro recettori periferici (nocicettori). Tale sensibilizzazione è causata da traumi, da un’infiammazione o irritazioni protratte, che liberano continuamente sostanza P (responsabile della percezione del dolore) in dosi sempre crescenti. Ciò manterrà la membrana dei nocicettori costantemente eccitata e col tempo basterà una dose sempre minore di sostanza P per fornire al cervello un forte messaggio dolorifico.

Le irritazioni locali inoltre provocano una prolungata ed intensa attività delle fibre C deputate al trasporto della sensazione dolorifica. Da qui l'iperalgesia, ossia l'eccessiva percezione dolorifica anche a stimoli deboli.

A causa poi del rilascio di NGF (fattore di crescita nervosa) da parte del mastocita, aumenta anche il numero delle terminazioni nervose e la sensibilizzazione delle fibre AB a bassa soglia (normalmente silenti e deputate alla trasmissione di stimoli non dolorosi) provocando allodinia, cioè ipersensibilità che rende doloroso anche lo stimolo termico, tattile, pressorio o chimico.

Si è osservato che nelle Pazienti vestibolodiniche le terminazioni nervose sensitive sono libere, non capsulate e ipervascolarizzate, pertanto maggiormente recettive.

 

Il dolore neuropatico nella vulvodinia generalizzata

Il dolore neuropatico centrale (tipico della vulvodinia generalizzata) è dovuto dalla sensibilizzazione delle vie più profonde, causata principalmente da un trauma o un'alterazione a livello dei nervi più grossi e centrali, del midollo spinale o del cervello. 

Si è visto che nelle donne affette da vulvodinia il nervo pudendo (il nervo che gestisce gli stimoli degli organi pelvici) presenta fibre nervose aumentate sia di numero, che di dimensione. Attraverso un meccanismo di dialogo neurochimico incrociato si creano nuove connessioni nervose, si assiste alla perdita progressiva della localizzazione del sintomo, vi è il coinvolgimento graduale degli organi pelvici vicini e l'insorgenza di trigger points (il dolore viene irradiato a zone diverse da quelle che l'hanno originato, per cui il dolore si estende all'utero, alla vescica, all'ano, alle gambe).

 

Depressione

Quando un organismo soffre per lungo tempo si instaura inoltre un quadro depressivo secondario, che unito alla paura anticipatoria del dolore, all'ansia e alla focalizzazione dell’attenzione sulla zona malata, compromettono le vie nervose, abbassano ulteriormente la soglia del dolore.

L'alterazione periferica (vulvare) infatti porta ad un significativo aumento di attività a livello della corteccia cerebrale, portando ad una varietà di cambiamenti nel cervello dei soggetti con dolore cronico.

La disfunzione del sistema limbico (responsabile della vigilanza sul dolore) porterebbe all'incremento della sensibilità al dolore vulvare e all’esagerata risposta nervosa della muscolatura pelvica. Tutto ciò incrementa a sua volta lo stato depressivo, che contribuirà a mantenere il circolo vizioso degenerante ed autoalimentante che trasformerà il dolore in malattia neuropatica autonoma.

 

Le cause della neuropatia vulvare

I fattori potenzialmente responsabili di neuropatia sono molteplici e talora simultanei:

  • Iperattivazione mastocitaria. La vulvodinia potrebbe essere l'evoluzione della vestibolodinia protrattasi a lungo con continuo rilascio dei mediatori dell'infiammazione (sostanza P e NGF), responsabili della sensibilizzazione nervosa. Sebbene la neuropatia si autoalimenti, le eventuali nuove irritazioni della mucosa vulvare ne incrementeranno la gravità. E' piuttosto frequente infatti la presenza contemporanea di infiammazione vulvare e vulvodinia rendendo poco netto il confine tra l'una e l'altra, il quadro eziologico ed il profilo diagnostico/terapeutico.
    “ragazze io per 15 anni ho avuto bruciore vulvare (solo esterno) da non poter portare i pantaloni stretti, aumentava se stavo seduta.
    Finchè ad ottobre 2006 si è inasprito e ho avuto sintomi interni per la prima volta (gonfiore, assenza di muco, sensazione di avere dei taglietti e soprattutto una fascia muscolare laterale assolutamente tirata e dolorante), in associazione sono arrivati i sintomi vescicali.”
    Poplife 09/03/2007 (freeforumzone)
  • Infezioni da Herpes zoster e di tipo 1 e 2. L'Herpes si rifugia nei nervi danneggiando il sistema nervoso dei tessuti aggrediti.
  • Traumi genitali, che potrebbero aver lesionato le vie nervose alterando la percezione locale. Questi traumi comprendono: urti sul plesso nervoso pelvico, parto vaginale con compressione dei nervi durante il passaggio del neonato, chirurgia pelvico-genitale.
    “Per quanto riguarda il dolore che sento appena all'inizio della penetrazione corrisponde proprio alle cicatrici del parto, non ho nessuna contrattura e nemmeno trigger points se non nella zona uretrale”
    Tania 13/01/2010 (cistite.info)
  • Chirurgia vulvare: laser, diatermocoagulazione, episiotomie, cicatrici da chirurgica vulvo-vaginale, radioterapia, infibulazione.
  • Infezioni da HPV. La responsabilità dell'Hpv nell'insorgenza della neuropatia vulvare non sta nel virus, ma nelle modalità con cui esso viene debellato. Il trattamento di papille (nella maggior parte dei casi fisiologiche) con inutili diatermocoagulazioni e trattamenti laser incrementa l'insorgenza di vulvodinie e aggrava quelle già presenti.
    “Poi la ciliegina sulla torta un illustre ginecologo mi trova i condilomi, per me invisibili, ancora adessso non so se li avevo realmente, e con il laser me li toglie, questo proprio non ci voleva, è peggiorato tutto ancora di più”
    Alupanel 24/11/2009 (cistite.info)

    “Grazie a voi ho scoperto cosa mi stava succedendo. Ma iniziamo dall'inizio....a 18 anni mi tolgono con dtc dei condilomi a livello vulvare. Risultato? Mi resta male in un punto in cui mi hanno bruciato questi condilomi (alla forchetta) e non se ne va più.”
    Elenabunny 19/06/2012 (cistite.info)

    “solitamente c'è un fattore starter che scatena la vulvodinia...nel mio caso lui presuppone sia stato il laser a cui mi sono sottoposta per bruciare l HPV (che nn ho mai avuto)...infatti lancio un appello… se voi dovesse capitare mai di avere una diagnosi di hpv assicuratevi con altre visite specialistiche che ci siano veramente e di non fidarvi come ho fatto io e soprattutto oggi i condilomi possono essere curati senza il laser..la tecnologia va avanti… quindi no al laser...che mi ha alterato l epitelio delle mucose vaginali e scatenato la vulvodinia che ho sempre scambiato per uretrite..”
    Drechsel 30/05/2009 (cistite.info)

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