vaccino

Cos'è?

L'HPV è un virus trasmesso per via sessuale, potenzialmente in grado di sviluppare a livello genitale alterazioni benigne (condilomi) e maligne (carcinomi).

Il vaccino dovrebbe preservare dal contagio con questo virus impedendo quindi lo sviluppo dei condilomi o dei carcinomi.

Esistono 2 tipi di vaccino differenti.
Un tipo (Gardasil della Merck e Silgard) agisce contro gli HPV 6 e 11 (responsabili del 90% dei condilomi innocui) e contro gli HPV 16 e 18 (i due tipi più pericolosi di HPV, responsabili del 70% dei tumori maligni). L'altro tipo di vaccino (Cervarix  della Glaxo SK) agisce contro  i tipi di HPV 16 e 18 e, in maniera minore, anche sui tipi 31 e  45 ai quali si attribuisce un altro 10% di tumori della cervice; inoltre sembra avere una maggior durata immunizzante.

Il vaccino viene somministrato in 3 dosi distanziate, in un arco di tempo di 6 mesi. L'immunizzazione dura 5 anni e, poiché è un vaccino relativamente nuovo, la necessità di richiami successivi non è ancora stata stabilita.

 

A chi viene somministrato?

vaccination 1215279 340 800x600Il vaccino contro l'HPV è efficace se viene somministrato alle ragazze prima del contatto col virus e quindi viene "offerto" gratuitamente al dodicesimo anno di età, prima cioè che la ragazza abbia rapporti sessuali.

Perchè il Ministero della salute ha deciso di non vaccinare il ragazzo ma solo la ragazza? La scusa ufficiale è quella che, poiché il mezzo di trasmissione principale è il rapporto sessuale, è sufficiente vaccinare un solo genere e visto che la donna ha un maggior rischio rispetto all'uomo di sviluppare carcinoma genitale, è preferibile vaccinare solo lei. Ma il dubbio resta: se il vaccino è realmente efficace anche la vaccinazione dei soli ragazzi dovrebbe salvaguardare le donne dall'infezione. Quindi perché non vaccinare solo il maschio? 

 

Aspetti negativi

Diversi sono gli aspetti contestabili a questo tipo di vaccino:

  • la scarsa durata di immunizzazione (4-5 anni),
  • l'inutilità in caso di contagio già avvenuto,
  • l'impossibilità di sapere se la donna ha già contratto il virus senza tipizzazione (che non viene effettuata prima del vaccino),
  • gli insufficienti dati sugli effetti collaterali di questi vaccini a lungo termine,
  • la possibilità che la sicurezza data dal vaccino potrebbe far ridurre l'uso del profilattico aumentando il contagio con altre malattie sessualmente trasmesse (HIV, epatiti, sifilide, ecc).

 

Speculazione commerciale?

Il dubbio sorge spontaneo visto che:

  • il vaccino non è privo di effetti collaterali (sono state clinicamente osservate associazioni tra vaccino e sindrome di Behcet, malattia di Reynaud e diabete di tipo 1 e le numerose denunce fatte dall'opinione pubblica testimoniano altri venti avversi non ancora ufficializzati);
  • il vaccino non copre totalmente il rischio,  il 30% dei carcinomi é immune al vaccino, pertanto il rischio, seppur limitato, permane e bisognerà comunque sottoporsi a Pap-test;
  • il 70% delle infezioni da HPV guarisce spontaneamente;
  • il carcinoma della cervice è una complicanza rara dell'infezione e coinvolge solo l'1% di tutte le donne che contraggono l'HPV;
  • il tumore del corpo dell’utero è uno dei tumori femminili con la più alta probabilità di sopravvivenza (75% di sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi) per via della lentezza con la quale si sviluppa;

Alcuni dati.
Le ragazze vaccinabili in Italia (dai 12 ai 25 anni) sono 4500 (dati ISTAT 2015). Visto che il vaccino costa 188,15 euro a dose, per un totale di 564,45 euro per le tre somministrazioni previste per ogni adolescente, la spesa totale è di 2 milioni e mezzo di euro annuali, che escono dalla casse dei contribuenti ed entrano direttamente in quelle delle multinazionali farmaceutiche.
Piuttosto che investire questo denaro pubblico nella prevenzione di un tumore che è al quinto posto tra le cause di morte femminile, non varrebbe la pena di convogliare questa spesa nella ricerca per le patologie cardio-vascolari (prima causa di morte femminile in Italia) e nella prevenzione primaria tramite campagne di educazione sanitaria che sottolineino l’importanza di un sano stile di vita e di una sana alimentazione? Il vero motivo per cui non lo si fa è che l'educazione sanitaria non porta denaro nelle casse delle multinazionali e dei corrotti coinvolti. C’è molto più interesse nello spingere il vaccino e alimentare la fiamma dell’allarmismo sull’HPV.

Approfondimento: Tanto allarmismo sull'HPV

 

"MI SONO RICORDATA COME SI CHIAMA LA MEDICINA!!!!
Il mio gine dell'epoca mi curò con uno stimolatore delle difese immunitarie, che si iniettava sottocute, e si chiamava "Sintomodulina".
A distanza di un paio di anni dalla mia cura, l'agenzia del farmaco italiana decise di ritirarlo dal commercio perché (dicevano) non era conveniente continuare a produrlo e commercializzarlo. Ho poi scoperto che le case farmaceutiche hanno deciso di ritirarlo perché dovevano mettere in commercio il vaccino...
Io ricordo che lo dovevo comperare e costava tantissimo, e mi ha curata eccome."
(Thea 12 mar 2014 Cistite.info)

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