L'infezione e l'irritazione continua di un organo (vescica, vagina, vulva, uretra, ecc) provocano iperattivazione mastocitaria, ossia l'attivazione eccessiva di quelle cellule che producono sostanze infiammatorie quali la sostanza P, l'NGF e i leucotrieni, con conseguente aumento del dolore, della quantità di terminazioni nervose, della contrattura muscolare e della depressione, sviluppando una malattia a se' chiamata “malattia del dolore”, autonoma ed autoalimentante.

Vediamo come si sviluppa.

 infiammazione

 

La sostanza P

La sostanza P, liberata dall'infiammazione in dosi sempre crescenti, mantiene costantemente eccitata la membrana dei nocicettori (i recettori del dolore). Finché non torna in stato di riposo basterà una dose minima di sostanza P a fornire al cervello un forte messaggio dolorifico. Questo fenomeno si chiama sensibilizzazione. Da qui l'iperalgesia, ossia l'eccessiva percezione dolorifica anche a stimoli deboli. Ciò spiegherebbe il motivo del dolore insopportabile percepito con cariche batteriche bassissime nelle urine (spesso inferiori alle 100 mila UFC) o col tocco del cotton fiock allo swab test.

 

Il Nerve Grouth Factor - NGF

L'NGF stimola la formazione di terminazioni nervose dolorifiche sempre più estese, non solo a livello vescicale, ma lungo tutto il loro percorso fino al cervello.

Il messaggio dolorifico, trasportato ora molto più velocemente e senza ostacoli, è come se avesse a disposizione un'autostrada e questo si traduce in abbassamento della soglia del dolore e aumento della sensibilità. Queste nuove terminazioni nel tempo cambieranno conformazione ed espanderanno in continuazione le loro connessioni. Questo fenomeno darà luogo all'insorgenza di dolore anche nelle zone sane limitrofe (tender point e tender area) o addirittura lontane da quelle in cui il danno tissutale è avvenuto (trigger points e trigger area) coinvolgendo l'uretra (insorgenza di sindrome uretrale), la vagina (insorgenza di dispareunia), la vulva (insorgenza di vestibolite e vulvodinia), l'ano (anodinia), il clitoride (clitoridodinia), la pelvi (dolore pelvico cronico).

 

I leucotrieni

Il dolore e i leucotrieni liberati dai mastociti in seguito all'infiammazione stimolano la contrazione della muscolatura pelvica.
La contrazione muscolare è un fenomeno temporaneo, autonomamente reversibile, ma quando si protrae nel tempo si trasforma in contrattura, molto più persistente e complessa da sciogliere. La contrattura pelvica riguarderà sia la muscolatura liscia (involontaria) dell'uretra, del detrusore, del trigono, del collo vescicale e degli sfinteri uretrali, sia la muscolatura striata (volontaria) del pavimento pelvico (in particolare del pubo-coccigeo). Le conseguenze saranno:

  • lo schiacciamento dei vasi sanguigni che non riusciranno più ad apportare sufficiente ossigeno e sostanze nutritive ai tessuti sempre più sofferenti;
  • il ristagno di urina in seguito al restringimento dell'uretra, del collo, degli sfinteri uretrali e del trigono, che non permetteranno un completo svuotamento della vescica;
  • tenesmo a causa del detrusore che schiaccia la vescica;
  • ulteriore alterazione della sensibilità a causa delle fibre nervose strette nella morsa contratturale;
  • poiché il pavimento pelvico circonda uretra, vagina ed ano, la sua contrattura provocherà lo schiacciamento e quindi la chiusura lieve o grave di queste 3 strutture dando origine a: disuria, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), stipsi e vulvodinia.

 

Depressione

Quando un organismo soffre per lungo tempo si instaura un quadro depressivo secondario a volte peggiore della patologia stessa che lo ha originato.

In fase acuta il sistema limbico (la struttura cerebrale responsabile delle emozioni) consente la sopravvivenza: “avverto il pericolo, ho paura e scappo”. In fase cronica invece il sistema limbico trasformerà i sentimenti protettivi di fuga e azione in depressione e tristezza.

Questo stato di stress protratto genererà numerose conseguenze neurofisiologiche e neuropatologiche: aumento dei livelli di neurotrasmettitori che stimolano la contrattura muscolare e l'eccitazione dei nocicettori (adrenalina, noradrenalina, ACTH, cortisolo, ecc), alterazione dell’equilibrio neurovegetativo, modificazione della funzionalità elettrica cerebrale, alterazioni gastrointestinali (reflusso gastroesofageo, diarrea, stipsi), aumento della sudorazione, aumento del consumo di ossigeno, aumento della frequenza cardiaca (con conseguenti extrasistole), aumento della pressione arteriosa, aumento della frequenza respiratoria, ritiro del sangue dalla periferia con diminuzione della temperatura cutanea soprattutto di mani e piedi (acrocianosi).

Tutte queste alterazioni fisiche, unite alla paura anticipatoria del dolore, all'ansia e alla focalizzazione dell’attenzione sulla zona malata, comprometteranno le vie nervose, abbassano ulteriormente la soglia del dolore e incrementano lo stato depressivo, in un circolo vizioso degenerante ed autoalimentante che trasformerà il dolore in malattia neuropatica autonoma.

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