ECCCOOOOMIIIIIIIIIIII....scusate il ritardo (vedi mia storia

) e ora provo a dire la mia per chi mi ha preso in causa
Rosanna ha scritto:Anch'io tendo all'accomodamento e ancora più spesso alla rinuncia pur di non litigare. Ma questo nella realtà. Nel mondo virtuale invece sono una belva! (Qui urge spiegazione di Patrina)
valialicantos ha scritto:poi se qualcuno gli mette i bastoni tra le ruote è un pò più morbido di me,io devasto e distruggo se mi rompi le uova nel paniere su cose importanti....Lui cerca sempre l'accomodamento..
Qui apro una parentesi...
Sono abbastanza convinta che il mondo virtuale, i rapporti, gli scambi on line, hanno, tra le altre, una caratteristica che li rende profondamente distanti dalle relazioni in vivo. Questa caratteristica chiave è la parzialità.
Non siamo persone complete su questo mezzo, siamo parti di individui, le parti che ciascuno decide più o meno consapevolmente di riversare nel pensiero collettivo e nell'insieme delle parzialità che ci offrono gli altri.
Qualcuno riesce a riversare nel blob del pensiero collettivo la propria umoralità, l'aggressività, la paura o il coraggio o altre emozioni che dalla centriguga del Sè vengono scisse e proiettate qui perchè possano vivere ed esprimersi senza la censura sociale, senza l'assunzione di una responsabilità - a volte insostenibile - di apparire coerenti e riconoscibili agli altri.
Relazioni parziali
- perchè tali sono le modalità sensoriali che ci permettono di afferire all'altro e di farci da lui fruire sul web;
- perchè circoscritte e contingentate dallo spazio-tempo virtuale (di lettura e scrittura) in cui si svolgono;
- perchè scelte e approfondite o negate e rifuggite a piacimento
Relazioni diverse da tutte quelle che - volenti o nolenti - siamo obbligati a (man)tenere per sostenere il ruolo sociale/familiare/professionale che ricopriamo.
Relazioni che sono contemporaneamente fuga dalla realtà e/o immersione autentica in se stessi.
Relazioni che quindi possono svilupparsi secondo codici primitivi, epidermici, emozionali, intimamente affettivi di un affetto spesso regressivo e che spiegano forse il ricorso del gruppo allargato al tema della fantasia, dell'immaginazione e della realtà onirica di molti dei film raccontati da noi.
Ciascuno può quindi (ri)costruire un modo idealizzato e fantastico di percepire se stesso ovvero trovare una strada più rapida- e a volte feroce, infantile o disperata - per elaborare il proprio dolore, un racconto di sè che altrove sarebbe indicibile e inaccettabile (dagli altri).
La ferocia, l'intensità, l'indicibilità sono emozioni qui condivisibili proprio in forza della parzialità degli individui con cui ci mettiamo in relazione.
Spero di non aver urtato la sensibilità di qualcuno, ma questo discorso è il frutto di lavoro, studio e riflessione, assolutamente perfettibile o confutabile...
vi aspetto per commenti.
. "Ah che sara' che sara', quel che non ha governo né mai ce l'avra', quel che non ha vergogna né mai ce l'avra', quel che non ha giudizio...."