La vulvodinia è una sindrome caratterizzata da un “disturbo o bruciore vulvare, in assenza di patologie visibili o di disfunzioni specifiche clinicamente identificabili”.

 

Sintomi

In base alla sintomatologia la vulvodinia può essere classificata in due forme:

  • Vulvodinia localizzata (detta anche vestibolodinia o “sindrome vulvo-vestibolare”): il dolore è limitato alla sola regione vestibolare o a parti di essa ed è caratterizzato da dispareunia (dolore ai rapporti sessuali), sensibilità vulvare (soprattutto in prossimità degli sbocchi delle ghiandole di Bartolini e di Skene, sulla forchetta e sul clitoride), infiammazione locale di grado variabile. E' di gran lunga la forma di vulvodinia più frequente e coinvolge l'80% delle donne affette da vulvodinia. L'età d'insorgenza è prevalentemente quella fertile. I sintomi che la Paziente avverte sono: bruciore alla pressione con sensazione di contatto con un tizzone ardente, sensazione di irritazione e abrasione, sensazione di taglietti vulvari, secchezza, sensazione di spilli, pulsazioni vulvari, sensazione di stiramento/tensione, sensazione di coltellata all'inizio del rapporto, sensazione che i peli attorno alla vulva siano tirati, edema vulvare (sensazione di avere un canotto). Il dolore è prevalentemente provocato, ossia conseguente ad uno stimolo esterno
  • Vulvodinia generalizzata (vulvodinia propriamente detta): il dolore è generalizzato, non si limita al vestibolo, ma si espande a tutta la vulva e talvolta al di fuori di essa. Coinvolge il 20% delle donne affette da vulvodinia ed insorge prevalentemente in premenopausa e in menopausa. i sintomi più comuni sono il bruciore, il prurito, il pizzicore, la sensazione di spilli e meno frequentemente il dolore. La dispareunia non è preminente come nella vestibolodinia. Le donne, al tocco della vulva, avvertono dolore che si irradia anche al di fuori dell'area toccata fino a coinvolgere le vie urinarie e l'intera zona pelvica. Questi sintomi non sono ben definiti come nella vestibolodinia, ma sono sordi, profondi e confusi. La loro insorgenza è quasi sempre spontanea, cioè non dovuta a stimoli irritativi e il fastidio è continuo con piccole remissioni. Al contrario della vestibolodinia nella vulvodinia il prurito, cui seguono tipiche lesioni da grattamento, è spesso presente, ha un inizio improvviso e apparentemente ingiustificato. A livello visivo non appaiono segni infiammatori, abrasioni o ulcerazioni della mucosa, che appare integra e sana.

Il confine tra una forma e l'altra non è sempre così netto e la presenza dell'una non esclude la presenza dell'altra.

La vulvodinia è una patologia molto comune. Si calcola che il 12/15% delle donne ne siano affette in maniera più o meno grave e che 14 milioni di donne durante la loro vita abbiano sofferto di questo tipo di disturbo.

 

Cause

L'origine della vulvodinia è a tutt'oggi incerta. Le ipotesi più condivise però vedono determinanti 3 cause nell'insorgenza della patologia: l'iperattivazione dei mastociti (soprattutto nella vestibolodinia), l'alterazione neurologica e la contrattura muscolare. Questi 3 fattori eziologici interagiscono e si influenzano a vicenda diventando causa e conseguenza dell'altro.

Iperattivazione mastocitaria

I mastociti sono cellule presenti nei tessuti interni collegati direttamente con l'esterno del corpo (vagina, uretra, vescica, naso, bocca, polmoni). Contengono delle vescicole (granuli), che dopo il contatto con l'antigene (l'agente nemico esterno) si aprono (degranulazione) svuotando il loro contenuto nel tessuto da difendere.

Questi granuli contengono diverse molecole in grado di attivare l'infiammazione, come normale ed efficace risposta difensiva all'attacco dell'agente estraneo che termina con la neutralizzazione di quest'ultimo. Tuttavia se gli attacchi esterni sono frequenti e costanti (continue infezioni ed irritazioni), i mastociti diventeranno ipersensibili, rilasceranno nei tessuti molte più sostanze infiammatorie di quelle necessarie e ciò porterà ad una condizione in cui infiammazione e dolore persisteranno cronicamente anche in assenza di agenti estranei.

Non è ancora chiaro se questa iperattività mastocitaria sia sempre provocata dalle recidive irritative, o sia dovuta ad una predisposizione genetica/immunitaria indipendente dal continuo insulto esterno, che quindi agirebbe solo da detonatore della malattia.

Gli agenti irritanti che possono attivare e alimentare l'iperattività mastocitaria sono molti: infezioni, irritanti chimici (farmaci, creme, eccipienti, additivi, …), fattori meccanici (rapporti sessuali, introduzione di assorbenti interni, visita ginecologica, …), fattori ormonali, anticoncezionali estro-progestinici, ecc.

Approfondimento: Iperattivazione mastocitaria

Neuropatia

Il dolore neuropatico non si genera nel tessuto, bensì nelle vie nervose più profonde, quindi sempre più indipendente da un reale danno nell'organo che è dolente.
In poche parole la vulva sta bene e sembra perfetta, ma ciò che è malato è il sistema nervoso che trasporta le informazioni. Per fare un esempio è ciò che succede negli arti fantasma: il paziente sente un gran dolore all'arto amputato, sebbene questo non esista più. Questo è ciò che avviene anche nella vulvodinia: il dolore è presente anche senza un danno apparente e talvolta anche senza alcun fattore scatenante.

E' un dolore che si autoalimenta diventando la causa e la conseguenza di se stesso. Il dolore neuropatico cronico viene definito anche “malattia del dolore”.

Quando un organismo soffre per lungo tempo si instaura inoltre un quadro depressivo secondario, che compromette le vie nervose, abbassando ulteriormente la soglia del dolore.

I fattori potenzialmente responsabili di neuropatia sono molteplici e talora simultanei: iperattivazione mastocitaria, infezioni da Herpes zoster e di tipo 1 e 2. L'Herpes, traumi genitali, chirurgia vulvare, infezioni da HPV.

Approfondimento: Alterazione neurologica

Contrattura muscolare

La contrattura del muscolo pubo-coccigeo si instaura in seguito al rilascio dei leucotrieni da parte dei mastociti infiammatori.

Questa contrattura comprime tutte le strutture che gli passano attraverso: uretra, introito vaginale, ano, arterie, vene e nervi. Il loro schiacciamento comporta rispettivamente: difficoltà minzionali, dispareunia, stipsi, mancato afflusso di ossigeno, accumulo di sostanze di scarto del metabolismo cellulare nei tessuti, dolore (vulvodinia, anodinia, stranguria).

Il dolore stesso porta a contrattura del pavimento pelvico come meccanismo di difesa, che rende i tessuti pelvici più sofferenti ed il nervo pudendo sempre più infiammato. Ciò porterà ad un circolo vizioso di dolore- contrattura- dolore- contrattura.

Approfondimento: La contrattura pelvica

 

Diagnosi

La diagnosi della vulvodinia viene posta per esclusione. E' necessario pertanto escludere tutte le patologie che potrebbero essere responsabili dello stesso tipo di dolore: infezioni genitali, ascessi delle ghiandole di Bartolini, malattie dermatologiche (lichen planus/sclerosus, psoriasi, dermatite allergica, dermatite da contatto, ecc), tumori vulvari, malattie neurologiche, malattie sistemiche o cambiamenti ormonali (atrofia vaginale da menopausa o da terapia ormonale).

Escluse tutte queste patologie si effettua lo swab test : con un cotton fioc viene toccata la vulva in vari punti disposti e numerati come sul quadrante dell'orologio, per vedere se il semplice tocco leggero viene percepito come doloroso (allodinia).

Se gli esami effettuati precedentemente risultano negativi, se il dolore dura da più di 3 mesi e lo swab test è positivo, viene posta diagnosi di vulvodinia: localizzata (vestibolodinia) se il dolore provocato dallo swab test resta limitato al punto toccato e/o è presente eritema vulvare; generalizzata se la mucosa vulvare appare normale e se il dolore viene avvertito al di fuori dell'area toccata.

Nonostante la vulvodinia sia piuttosto frequente, resta una patologia misconosciuta e i medici che la sanno riconoscere e curare sono ancora pochi (leggi nel forum i professionisti consigliati).

Il fatto che la vulvodinia sia una malattia caratterizzata dal dolore, che il dolore sia invisibile e che non abbia nulla di clinicamente osservabile e diagnosticabile, porta il medico poco aggiornato in questo campo, a ritenere il problema psicosomatico, nella testa della paziente. Ciò costringe la donna ad innumerevoli visite prima di arrivare ad una diagnosi appropriata. Il ritardo diagnostico e terapeutico ed il protrarsi della sintomatologia peggiorano il quadro patologico rendendo la guarigione più difficile e la terapia più lunga e complessa. La donna con Vulvodinia in media impiega 4 anni e 8 mesi (!!) per arrivare alla diagnosi corretta.

Approfondimento: La diagnosi di vulvodinia

 

Terapia

Varie sono le terapie della Vulvodinia localizzata e generalizzata, poiché varie sono le cause che la provocano e molteplici i distretti corporei che coinvolge.

In generale il medico esperto in vulvodinia segue un percorso terapeutico finalizzato all'annullamento o alla riduzione delle 3 cause scatenanti.

  • Riduzione dell'infiammazione locale per non alimentare ulteriormente la malattia (tramite cortisone, aliamidi, quercetina, antibiotici e antimicotici, infiltrazioni di plasma e chirurgia),
  • Regolarizzazione della trasmissione nervosa per diminuire il dolore (con anestetici, antidepressivi, anticonvulsivanti, oppioidi, cannabinoidi, vitamine del gruppo B nitroglicerina, capsaicina, TENS, SEF, VSNS, agopuntura infiltrazioni, blocco dei gangli, neuromodulazione sacrale),
  • Rilassamento della muscolatura contratta (rilassando la muscolatura contratta migliorano le condizioni del tessuto vulvare consentendo un maggior afflusso di ossigeno, una migliore eliminazione degli scarti metabolici e quindi un maggior trofismo delle mucose. Si riduce inoltre l'attrito del pene durante il rapporto, quindi la dispareunia, le abrasioni sulle mucose e le conseguenti infezioni e irritazioni post coitali. Il rilassamento di questa muscolatura inoltre diminuisce la pressione che essa esercita sul nervo pudendo rimodulando il segnale nervoso che esso trasporta.

 Al trattamento dei processi biologici del dolore vulvare, occorre affiancare il trattamento della disfunzione psicologica, sessuale e relazionale associata. E' essenziale infatti considerare l'impatto psicologico che può avere il dolore cronico. Le pazienti affette da vulvodinia infatti convivono spesso con GIUSTIFICABILISSIMI sentimenti di disperazione, depressione e ansia, che abbassano la soglia del dolore incrementando la sintomatologia. La psicoterapia consente alla Paziente di riappropriarsi della propria sfera sessuale, sociale ed emotiva, che la patologia ha compromesso.

Qualsiasi terapia si stia seguendo ogni donna affetta da sensibilità vulvare deve osservare indispensabili regole comportamentali per evitare ogni possibile stimolo irritativo che mantenga o peggiori il quadro patologico.

Il percorso terapeutico andrà adattato alla singola donna. Ciò che per una donna è efficace potrebbe essere addirittura dannoso per un'altra. Quindi prima di arrivare a scoprire quali siano le terapie più efficaci, potrebbe passare anche molto tempo e potrebbero servire molti tentativi. La guarigione, sebbene molto lenta, è più che possibile, ma bisogna tener presente che sono necessari almeno 6 mesi di cura prima di vedere miglioramenti netti e che il percorso prevede l'alternarsi inevitabile di periodi di miglioramento a momenti di regressione.

Approfondimento:
riduzione dell'infiammazione locale
regolarizzazione della trasmissione nervosa
rilassamento della muscolatura contratta

 Leggi sul forum Storie personali di Vulvodinia e Testimonianze di guarigione dalla Vulvodinia